martedì 1 luglio 2008



















IL RuOLo DeL CiNeMa e Dell’ArChiTeTTuRa Nella SoCieTà CoNteMpoRaNeA

Il cinema svolge un ruolo importante nella nostra società e come l’architettura fa parte di un meccanismo percettivo dell’arte totale[1], il loro rapporto è così importante tanto che nell’arte contemporanea (si pensi alle sperimentazioni del Fuksas) sono sempre più frequenti certe tecniche di rappresentazione (comunemente chiamate Installazioni Video) il cui supporto digitale (filmato/video) rappresenta lo strumento ideale con il quale visualizzare le opere architettoniche; l’immagine cinematografica è, insomma, un elemento linguistico dell’architettura nel suo farsi.
Cinema e architettura si trovano all’interno di un contesto socio-urbanistico ben definito, contribuiscono attivamente alla comprensione ed allo sviluppo delle città perché - come hanno sottolineato vivacemente due grandi esponenti di queste arti (quasi) complementari - cercano di rispondere ad esigenze spazio-temporali molto simili.
Riporterò di seguito una parte della conferenza che si è tenuta a Locarno all’interno dell’interessante Festival D‘arte Cinematografica. Il dibattito sul rapporto tra cinema ed architettura ha avuto come relatori il regista tedesco Wim Wenders e l’architetto romano Massimiliano Fuksas, protagonisti assoluti dell’attuale panorama artistico e concettuale:


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Massimiliano Fuksas: Esistono due modi di relazione tra architettura e cinema: uno è quello di usare l'architettura come un palcoscenico, l'altro è quello secondo il quale è l'architettura ad usare il cinema, che poi è quello che io faccio nel mio lavoro. Dopo aver conosciuto Alfred Hitchcock, sono arrivato ad un’economia architettonica che prima non possedevo.

Wim Wenders: Noi due abbiamo una cosa in comune: le persone devono "abitare" le nostre creazioni, e questa è una bella responsabilità! Inoltre, sia il cinema che l'architettura, devono lasciare degli interstizi, degli spazi vuoti che permettano al fruitore di usare la fantasia, di completare il non-detto. Spesso i film, come gli edifici, sono costruiti senza aria, sono soffocanti, pieni, non lasciano spazio al respiro.

Massimiliano Fuksas: Infatti. In architettura già dagli Anni Ottanta esiste il concetto soprannominato "in between", che attribuisce valore maggiore al non-edificato, allo spazio vuoto. I film americani oggi sono "densi": basti pensare alla musica, che è continua, non lascia momenti di silenzio, nemmeno nei passaggi. Derrida ha studiato a fondo il concetto di interpretazione e la costruzione del senso, cosa che andrebbe essere sempre legata all'etica: un artista deve chiedersi sempre perché fa ciò che fa, se ciò che fa è necessario e se restituisce qualcosa del concetto che c'è alla base. Non bisogna cercare soluzioni, dare risposte, ma essere critici.


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Wim Wenders: Tornando al discorso precedente, la forma esiste nel cinema per scomparire, per veicolare un concetto, deve essere invisibile. Noi registi lavoriamo molto sulle forme, e anche con il tempo, perché in un film lo spazio è implicito.

Massimiliano Fuksas: Il problema infatti è proprio il rapporto tra il visibile e l'invisibile in un'opera.

Wim Wenders: Quando la forma impone se stessa è brutta. Spesso mi capita di dover lasciare da parte le migliori inquadrature perché il film funzioni. La forma di per sé non è emozionante, ma del resto non si può prescindere dalla forma, perché è ciò che tiene in rapporto visibile e invisibile. A volte, anzi, essa produce senso, qualcosa dell'ordine dell'invisibile. Tornando al concetto iniziale che volevo esprimere, ovvero che il cinema nasce con la città, volevo dire che le metropoli sono luoghi che sottraggono tempo, il cinema è il veicolo che ci ricorda ciò che perdiamo. Riguardo al cinema americano, non bisogna usare come criterio la qualità: c'è qualità anche nell'intrattenimento! C'è il grande intrattenimento, ci sono i blockbuster e poi c'è tanta spazzatura. Non si può semplificare tutto al bianco e al nero! Certo, posso pensare che la mia vita sarebbe migliore se non avessi visto La guerra dei mondi, ma comunque mi ha aiutato a dimenticare, che è sempre utile. Di venti progetti che ho in mente, ne riesco a realizzare solo uno. E a volte i film che non ho fatto continuano a vivere e prendono corpo magari in una sola inquadratura. Nei miei film rimane quanto più spazio possibile, ed è proprio quello il mio vero lavoro. Il resto è struttura, architettura, appunto. Tutto ciò che non è necessario viene tagliato, per rivelare l'essenza.


Queste brevi ma specifiche osservazioni possono aiutarci nella ricerca della continuità linguistica del cinematografo e dell’architettura. Sopra si accennava alla forma, allo spazio ed al tempo. Vedremo quindi come (e quanto) queste coordinate incidano sul rapporto linguistico di cinema ed architettura; due mondi così (apparentemente) distanti eppure così vicini nella loro complessità espressiva: il concetto filosofico che si palesa attraverso l’uso delle parole è riconducibile al concetto cinematografico che si esprime attraverso le immagini, così come, questi, è strettamente legato al concetto architettonico che si esprime attraverso lo spazio.

  • Continueremo con l'analisi della Forma dello Spazio e del Tempo..

Buona Lettura.

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