mercoledì 7 maggio 2008


"If I'd observed all the rules, I'd never have got anywhere."

Beijing, ottobre 2007
La mostra di Paolo Gioli, a cura di Paolo Vampa, nello spazio di offiCina a Pechino gestito da Rosario Scarpato e Monica Piccioni, si è inaugurata in occasione del Festival di arte contemporanea del distretto artistico della ex fabbrica 798, uno dei fulcri culturali della capitale cinese e offre un interessante approccio all’autore attraverso due filmati di cui il famoso “Marilyn” e alcune opere fotografiche.

L’eleganza delle opere di Paolo Gioli viene fuori dalla poetica della sua tecnica espressiva che domina il linguaggio fotografico e filmico. Considerato un mago ottico e poeta, Gioli riesce ad esplorare le più svariate forme di “mutazione della pellicola e le sue metamorfosi”. Fin dagli anni Sessanta è stato un artista fuoriclasse e un cineasta molto innovatore, confrontandosi con pellicole, litografie, fotografie e sculture e si è affermato come il capostipite del Cinema Sperimentale degli anni ’60 e ’70, assorbendo anche le tecniche delle avanguardie degli anni ‘20 del XX secolo.




Filmarilyn, 1992, 10’, 16 mm, silenzioso

Splendida la pellicola “Marilyn”, presente nelle maggiori collezioni di arte Contemporanea come il Moma o il Georges Pompidou. Nata come un gioco tra Paolo Gioli e il suo amico e collezionista Paolo Vampa, "Marilyn" è uno degli omaggi più belli all’attrice maledetta nella morte.

Paolo Vampa regalò a Gioli un libro di fotografie e fotogrammi scattati da un fotografo di Marilyn Monroe due settimane prima della sua morte e mai pubblicate perché furono scartate dalle principali riviste di moda come Vogue perché risultavano provocanti o presumibilmente soggette a censura visto che in alcune l’attrice americana era totalmente svestita. In questi fotogrammi, si possono ammirare gli ultimi bagliori della sex Symbol e della sua estrema fragilità, della sua bellezza maliziosa e naturale, nonché tutta la tristezza che affiora nel suo sguardo ormai prigioniero dei vizi e della visone del decadimento del proprio fisico. Paolo Gioli partendo da questi fotogrammi ha ricostruito una storia, una favola poetica, in cui riafferma la spontaneità naturale e l’allegria disinvolta della Diva ma innanzitutto elevandola a mito e a simbolo della femminilità: dilaniata da momenti di estrema passione e di esaltazione, come nell’allegria iniziale dei fotogrammi fino a rappresentare come in una allegoria la sua dipendenza all’alcool, la sua decadenza fisica e infine la sua morte. La vanità iniziale, la maliziosità dello sguardo e l’innato gusto forse superficiale per le pellicce o gli abiti che fanno sentire una donna bella e felice e infine la nudità vissuta come strumento sessuale e sensuale.

Oltre alla storia sottostante di Marilyn, il montaggio della pellicola è un capolavoro e una perla non solo per gli amanti della Settima arte ma anche per i profani. Paolo Gioli è riuscito a costruire una storia, con fotogrammi creando un ritmo veloce e alternato, soffermandosi e focalizzando alcuni dettagli, e offrendo allo spettatore la sensazione tattile e visiva del cinema dei fratelli Lumiere e trasportando ad oggi il senso dell’autenticità materica delle loro pellicole.

Concludiamo con le parole di Paolo Vampa che evidenzia il fatto che “Paolo Gioli è riuscito a dare di nuovo vita a Marilyn. Fatto ancor più suggestivo e tragico se si pensa che dopo due settimane l’attrice muorì” e dunque questo montaggio postumo sembra far rivivere gli ultimi istanti di vita dell’attrice.
Carlotta Degl’Innocenti


"Hollywood is a place where they’ll pay you a thousand dollars for a kiss and fifty cents for your soul."
Marilyn Monroe

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NELLA PIETà CHE NON CEDE AL RANCORE, MADRE, HO IMPARATO L'AMORE.

 

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