sabato 3 maggio 2008

No, Mozart non è stato divino, e Vigo non è stato poetico.
François Chevassu
Jean Vigo (1905-1934), tra rivolta e avanguardia, ha raccontato l'infanzia e l'amore come solo un anarchico poteva fare. La scoperta di un artista conosciuto solo dopo la sua morte, negli anni Cinquanta, quando Paulo Emilio Salès Gomès gli dedicò una monumentale biografia.
La sua vita leggendaria ha incarnato il "destino di una maledizione" dove gli elementi dello straordinario si possono collegare alla figura del padre, Eugène-Bonaventure de Vigo, che nel 1900 aveva cambiato il nome in Miguel Almereyda dopo esser stato condannato per attività sovversive. Come il padre, crebbe nell'isolamento, visse (nel)la segregazione e morì giovane, nel 1934, a soli 29 anni.
"Comme c'est gentil d'étre venus. Nous vous attendions pour commencer la féte et servir les biscuits secs, archisecs comme la chatte de l'archiduchesse est sèche, archisèche".
SuBliMe ReStAuR(aT)o
il fascino di un'autentica opera d'arte dopo (quasi) 90 anni
Capolavoro assoluto, pellicola maledetta che ha trovato la luce solo dopo l'agonia del regista francese.
1933, la tubercolosi che affligge Jean Vigo complica le riprese, il montaggio affidato a Louis Chavance riceve l'approvazione del regista che (in seguito al peggioramento delle sue precarie condizioni di salute) non riuscirà a presentare l'Atalante così come lo aveva immaginato, sognato e creato.
Estetica e naturalismo si fondono nelle atmosfere delle riprese di Boris Kaufman, fratello del regista Dziga Vertov (Kinoglaz, Celovek s Kinoapparatom) e fedele collaboratore di Jean Vigo, "ascetismo" fotografico e "impressionismo" luministico fanno da contappunto alla plasticità delle musiche di Jaubert.
Riproponiamo la sequenza memorabile* in cui la materia cinematografica si modella dando vita al sogno di Jean: la visione di Jiuliette vestita da sposa.
Un tuffo nel fiume, flusso inesorabile che trasporta e trascina, l'acqua è l'elemento misterioso di un immaginario scenografico che, attraverso il paesaggio fluviale, cattura lo sguardo accompagnando lo spettatore in un viaggio surreale dove il realismo delle immagini è, per la prima volta, in sintonia con il linguaggio della memoria e della riflessione.
Jean Vigo è riuscito a regalarci, in modo naturale e leggero, un film il cui soggetivismo onirico costituisce la base di partenza per tutto il cinema della modernità.
*[Probabilmente molti di voi, pur non avendo visto il film di Vigo, riconosceranno la scena/sequenza sott'acqua, immagini-manifesto (insieme alla Patti Smith di Because the Night) del programma di Enrico Ghezzi, Fuoriorario].
Buona Visione.
Buona Visione.
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1 commenti:
Molto interessante, grazie. Giulia
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