venerdì 23 maggio 2008

RoBerT BrEsSoN: NoTe SuL CiNeMaToGrAFo


"il cinematografo è una scrittura con immagini in movimento e suoni"
Robert Bresson

Tra le sue opere il regista francese può vantare anche uno straordinario testo la cui innovativa formalità espressiva trova nella raccolta del 1975, Notes sur le cinématographe, (Paris, Gallimard) la naturale dimensione letteraria; riflessioni, aforismi lapidari e sperimantazioni linguistico-visive dalle notevoli possibilità espressive, "costituiscono un contributo fondamentale, nato dalla passione e dall'intelligenza, sia per il lettore attento al cinema sia per chiunque voglia capire l'enigma dell'immagine e la natura complessa della riproduzione."

IL CINEMA SONORO HA INVENTATO IL SILENZIO


La "letterarietà" e la difficoltà dell'interpretazione critica attraverso la storia di un'arte che è stata a lungo costretta ad affermare la dignità concettuale e l'autonomia estetica della propria specificità espressiva.


Non bisogna girare per illustrare una tesi, o per mostrare uomini e donne fermi al loro aspetto esteriore, ma per scoprire la materia di cui sono fatti. Raggiungere quel "cuore del cuore" che non si lascia afferrare né dalla poesia, né dalla filosofia, né dalla drammaturgia.

L'OPERA LETTERARIA NEL RACCONTO CINEMATOGRAFICO
"C'è una profonda scissione, nel nostro mondo culturale, tra la critica letteraria e la critica cinematografica. [...] Il ricambio tra letteratura e cinema, questi due mezzi espressivi di una stessa cultura, di una stessa storia, avviene nel più puro e casuale disordine, senza mai una luce interpretativa. Il rimedio a questa assurda coesistenza? E' uno solo, e consiste nell'impiantare criticamente, con gli stessi interessi estetici e ideologici, lo studio su un libro o su un film, tenendo conto appunto che la differenza è semplicemente tecnica, e che l'analisi descrittiva - pur descrivendo processi espressivi diversi - ha la stessa funzione critica." Esordiva così la critica comparata, del 23 febbraio 1960, di Pier Paolo Pasolini alla Dolce vita di Fellini, una recensione che, come spesso accade nelle opere dell'artista friulano, riassume rigore saggistico e intuizione teorica.
Uno dei concetti-chiave che esplicitano il problema del racconto sul piano del fruitore (lettore-spettatore) è sicuramente quello della "composizione".
La complicazione per il cinema (rispetto alla letteratura) deriva dal fatto che il suo linguaggio è composito, immagini e suoni il cui "gioco testuale", a differenza del destinatario letterario che - come ha sottolineato Umberto Eco - ne è elemnto costitutivo: , non si limita a raccontare ma bensì a mostrare ciò che al lettore era dato immaginare.

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NELLA PIETà CHE NON CEDE AL RANCORE, MADRE, HO IMPARATO L'AMORE.

 

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