lunedì 24 marzo 2008

Inevitabile ritorno di fiamma per tutti gli appassionati dei fratelli Coen.
La singolare coppia di Barton Fink e Fargo porta sul grande schermo
il suo piccolo(?) capolavoro: raffinano lo sguardo,
eliminano "macchiette musicali" e raggiungono la vetta della loro cifra stilistica.
il suo piccolo(?) capolavoro: raffinano lo sguardo,
eliminano "macchiette musicali" e raggiungono la vetta della loro cifra stilistica.
"..coerenza e originalità dei due fratelli divenuti ormai un marchio di fabbrica."
Loro che col fuoco sanno giocare benissimo creano e poi distruggono uno scenario quasi apocalittico, in cui anche lo sceriffo deve arrendersi alle parole di un vecchio Barry Corbin: «Non puoi fermare quello che sta arrivando». Il titolo del film "Non è un paese per vecchi" è il primo verso di una poesia dell'irlandese William Butler Yeats intitolata Sailing to Byzantium.
E' possibile non scottarsi quando è il fuoco a giocare con noi?
E' possibile non sentire quando sono le immagini a parlarci?
"Exploiting Sound, Exploring Silence"*
I Coen s'ispirano al romanzo del Premio Pulitzer Cormac McCarthy,
penna lucida e impassibile da cui prende spunto l'atmosfera della pellicola dei registi: magnifica e spietata cornice di un paese che rappresenta il paradosso del cinema di frontiera. Fedele alla descrizione geografica del romanzo, il film spazia tra il New Mexico e il confine meridionale del Texas.
L'esasperata esaltazione del conflitto d'identità ed il volgare degrado potrebbe risultare una banale interpretazione post-moderna alla Tarantino, ma la farsa è solo una sfumatura di questa tragedia, l'humour nero non è didascalico come le sequenze più inquietanti non rappresentano le semplici punteggiature di questo cinema da brivido. Oltre la violenza coreografica.
Il fim gioca a nascondere la (sua) filosofia, a confondere la (sua) morale, i tempi cambiano ma il nuovo west è il vecchio cimitero del genere western.
Un Teaser perfetto: la voce fuori campo di Ed Toni Bell, un vecchio sceriffo che porta la firma del magnifico Tommy Lee Jones, mentre la regia dei fratelli Coen s'impone come sguardo primordiale del deserto Texano, lluminato dalla suggestioni del direttore della fotografia Roger Deakins, suggerendoci una disillusione all'insegna della morte, immagini asciutte, allegoria di un mondo in cui la violenza è il vero linguaggio della società.
"Exploiting Sound, Exploring Silence"
Una caratteristica fondamentale è rappresentata dall'assenza del commento musicale.
Una colonna sonora che è la summa di quel cinema tout-court fatto di dialoghi e silenzi, inseguimenti e spari.
Una parabola lineare del trionfo silenzioso della violenza e dell'avidità.
Avida è la figura del cacciatore Llewwlyn (Josh Brolin) che per amore del denaro va incontro alla morte.
Violenta è la vendetta della banda dei narcotrafficanti messicani che opera per conto dell'uomo (Stephen Root) ai cui affari si lega tutto il sangue versato.
Sono addirittura tre i protagonisti del film dei fratelli Coen: Ed Toni Bell, Llewelyn e Anton Chigur. Ognuno incarna una personale interpretazione della solitudine.
Lo sceriffo è passione e disincanto, osservatore addolorato, sconforto "intrappolato" dall'impossibilità dell'agire, valori e sentimenti sembrano appartenere ad un passato troppo lontano ed il presente è destinato soccombere sotto il sangue che ha macchiato la sua dignità.
Il cacciatore è la maschera dell'illusione. Si convince senza speranza di poter scampare alla violenza della scena iniziale, ma nella storia non c'è spazio per la felicità: la tragedia si è compiuta. Tutto accade fuori campo, senza la spettacolarizzazione di una regia votata all'eccesso, quello che è necessario è stato mostrato, la crudeltà delle azioni lascia il posto alla solitudine delle illusioni, è questo quello che conta.
Un discorso a sè merita il grandissimo Javier Bardem, eccezionale protagonista nel ruolo di un inquietante killer. Esaustivo a tal proposito risulta l'intervento di Antonio Monda in La Repubblica: "..l'invenzione più affascinante e azzardata è quella relativa al personaggio di Anton Chigurh. Fedeli all'insegnamento di Alfred Hitchcock, secondo cui più è riuscito il cattivo più è riuscito il film, i Coen hanno dedicato la massima attenzione a questo assassino psicopatico, che hanno trasformato nel vero protagonista. Hanno chiamato a interpretarlo Javier Bardem, cui hanno imposto una pettinatura ridicola, che ne accentua la presenza raggelante e, malsana. Chigurh è una raffigurazione del male assoluto e risulta spaventoso proprio grazie alla scelta di farlo agire goffamente: il totale distacco con cui uccide, che si alterna a lampi di furia assassina, ne fanno uno dei malvagi più memorabili della storia del cinema."
Tre grandi attori, tre grandi interpretazioni che lascieranno un
segno indelebile nella storia del complesso, mutevole
e contradditorio cinema contemporaneo.
Otto nomination, quattro statuette e una regia finalmente all'altezza
delle ambizioni dei grandi maestri.
I fratelli Coen ci regalano due ore di puro cinema: pubblico soddisfatto e critica esaltata.
Capolavoro o meno è un film da non mancare.
Ci sembra doveroso segnalare il link, per chi volesse cimentarsi con un articolo in lingua inglese, dove potrete trovare la bella recensione di Dennis Lim pubblicata da The New York Times il 6 gennaio 2008:
http://http//www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=253769
Etichette: CINEMA, COEN, NO COUNTRY FOR OLD MEN
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