venerdì 14 marzo 2008
Oggi inizieremo l'analisi del film di Tarkovskij partendo dal viaggio iniziale.
- Il film risulta oggi più che mai uno dei vertici della cinematografia mondiale, uno sguardo lucido e distaccato dentro lo spirito umano, un viaggio fuori dal tempo e fuori dallo spazio, perfezionando la sbalorditiva visionarietà che era emersa fin dai suoi primi lungometraggi. In particolare dal film-cult "Solaris" tratto dall'omonimo romanzo di fantascienza di Stanisław lem e dalla tormentata biografia "Lo Specchio". Illuminante a tal proposito é l'intervento di Emmanuel Carrère: "Solaris e Lo Specchio generano Stalker" scriveva nel suo saggio intitolato Troisième plongée dans l'océan,troisième retour à la maison, in " Positif ", n. 247, ottobre 1981.
Con Stalker si concretizza l'arte dello scolpire il tempo, la filosofia di Tarkovskij dalle parole del suo libro-manifesto "Scolpire il tempo" allo spettacolo visionario delle immagini.
Il Viaggio - la partenza -
Il film inizia con un viraggio sporco (le tonalità vanno da grigio-antracite a sfumature seppia )
che sottolinea lo squallore degli ambienti domestici, Tarkovskij indaga l'intimità della stambèrga, concentrandosi sui primi piani dello Stalker, della figlia e della moglie, che ritrae in una soluzione di assoluta ambiguità: la plasticità delle ombre, come in una tavolozza di colori, si amalgama alla superficie degli oggetti e i dettagli lasciano il posto ai particolari enfatizzati dallo spiazzante paradosso essere umano-statua di cera. Seguire piuttosto che riprodurre, è questa scelta stilistica che ci scaraventa dentro le vibrazioni degli oggetti causate dal passaggio del treno. Il montaggio è sempre più rarefatto, emblema dei movimenti di macchina è il lavoro eseguito da un "artigiano"delle immagini, quale è Tarkovskij, che con questo piano-sequenza ci porta direttamente ad un altro punto-chiave, ovvero l' incontro-scontro con la moglie dopo il risveglio dello Stalker. Questo sostituirsi silenzio-rumore, che suono non è, staticità-vibrazione, che movimento non è, basterebbe(?) come chiave di lettura ed 'accesso' al conseguente superamento di schemi convenzionali del cinema. La plasticità delle immagini viene conferita soprattutto dalla componente luministica, che, afferma negando, descrive tacendo e separa unendo i confini tra l'epidermide dei due protagonisti, in particolar modo quella dello Stalker, e "le pareti, le porte, l'acqua, gli stracci..." Si prosegue con il 'sudiciume' del bar e degli scorci industriali (dai quali possono derivare interpretazioni socio-politiche, come le risonanze orwelliane sottolineate dai critici; oppure, come i rapporti tra filo spinato-guardie-cranii rasati e l'universo concentrazionario del gulag) che percorerranno lo Stalker, lo Scrittore e lo Scienziato, prima a bordo di una jeep e poi, in una sequenza ipnotizzante, sulle rotaie con un carrello militare.
Il film inizia con un viraggio sporco (le tonalità vanno da grigio-antracite a sfumature seppia )
che sottolinea lo squallore degli ambienti domestici, Tarkovskij indaga l'intimità della stambèrga, concentrandosi sui primi piani dello Stalker, della figlia e della moglie, che ritrae in una soluzione di assoluta ambiguità: la plasticità delle ombre, come in una tavolozza di colori, si amalgama alla superficie degli oggetti e i dettagli lasciano il posto ai particolari enfatizzati dallo spiazzante paradosso essere umano-statua di cera. Seguire piuttosto che riprodurre, è questa scelta stilistica che ci scaraventa dentro le vibrazioni degli oggetti causate dal passaggio del treno. Il montaggio è sempre più rarefatto, emblema dei movimenti di macchina è il lavoro eseguito da un "artigiano"delle immagini, quale è Tarkovskij, che con questo piano-sequenza ci porta direttamente ad un altro punto-chiave, ovvero l' incontro-scontro con la moglie dopo il risveglio dello Stalker. Questo sostituirsi silenzio-rumore, che suono non è, staticità-vibrazione, che movimento non è, basterebbe(?) come chiave di lettura ed 'accesso' al conseguente superamento di schemi convenzionali del cinema. La plasticità delle immagini viene conferita soprattutto dalla componente luministica, che, afferma negando, descrive tacendo e separa unendo i confini tra l'epidermide dei due protagonisti, in particolar modo quella dello Stalker, e "le pareti, le porte, l'acqua, gli stracci..." Si prosegue con il 'sudiciume' del bar e degli scorci industriali (dai quali possono derivare interpretazioni socio-politiche, come le risonanze orwelliane sottolineate dai critici; oppure, come i rapporti tra filo spinato-guardie-cranii rasati e l'universo concentrazionario del gulag) che percorerranno lo Stalker, lo Scrittore e lo Scienziato, prima a bordo di una jeep e poi, in una sequenza ipnotizzante, sulle rotaie con un carrello militare.
Da qui la poetica del viaggio che accompagnerà lo spettatore in un'esperienza visiva unica.
Ecco un paio di link utili:
http://www.mymovies.it/filmografia/?r=1169
http://www.imdb.com/title/tt0079944/
Etichette: CINEMA, TARKOVSKIJ
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