sabato 22 marzo 2008

La chimera


Non so se tra rocce il tuo pallido
viso m’apparve, o sorriso
di lontananze ignote
fosti, la chinea erbunea
fronte fulgente o giovine
suora de la Gioconda:
o delle primavere
spente, per i tuoi mitici pallori
o Regina o Regina adolescente:
ma per il tuo ignoto poema
di voluttà e di dolore
musica fanciulla esangue,
segnato di linea di sangue
nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
ma per il vergine capo
reclino,io poeta notturno
vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
io per il tuo dolce mistero
io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
fu dei capelli il vivente
segno del suo pallore,
non so se fu un dolce vapore,
dolce sul mio dolore,
sorriso di un volto notturno:
guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
e l’immobilità dei firmamenti
e i gonfii rivi che vanno piangenti
e l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
e ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
e ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.


(Dino Campana)



Espressione di sensazioni, di suoni, di colori e odori; l'intuizione e l'immersione nell'interiorità dei ricordi esplodono in visioni allucinanti e deformate.
La realtà non è conoscibile attraverso la ragione: è l'abbandonarsi alle sensazioni a-razionali che ci permette di percepirla.
La Chimera, l'utopia, il sogno: sono immagini confuse, in una dimensione onirica; una donna, l'illusione, la speranza, si celano nelle suggestioni simboliche create dalle parole.

E tutto è confuso.

Visionarietà, sogno, allucinazione poetica.



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NELLA PIETà CHE NON CEDE AL RANCORE, MADRE, HO IMPARATO L'AMORE.

 

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